Piazza Salvador Allende Pescara vista dal torinese fuori sede
DIARIO DI UN TORINESE FUORI SEDE

IL TORINESE FUORI SEDE | LA NUOVA VITA A PESCARA (Puntata 5)

Il torinese fuori sede e la nuova vita a Pescara. Il diario è giunto al quinto episodio e vi racconterò, in questo articolo, la prima di tante avventure successe nella "mia" nuova città.

Il torinese fuori sede e la nuova vita a Pescara. È questo il racconto che andremo ad affrontare nella quinta puntata di questo diario.

Nella puntata precedente vi ho descritto il primo giorno nella mia nuova città e la conoscenza con nuove persone.

Come vi ho detto, sarà un diario senza filtri dove vi racconterò tutto quello che di bello e di brutto mi è successo da quando ho lasciato la “mia” Torino.

I giorni passano veloci, forse troppo. Così tanto veloci che non ero ancora riuscito ad andare a salutare il mare e a fare due passi in centro a Pescara.

A parte il primo giorno, devo accontentarmi di vedere il mare “solo” quando esco di casa per andare a lavoro e quando rientro a fine servizio.

Si lavora tanto. Alla faccia di chi dice che al sud (che poi, in realtà Pescara e L’Abruzzo fanno parte del centro Italia) non c’è lavoro.

Effettivamente è una cosa bella lavorare molto, soprattutto per i tempi che corrono.

Il lavoro, nei primissimi giorni di settembre, ha portato me e D. in una zona della città poco consigliata.

Avevamo un servizio da svolgere in Via Salara Vecchia.

Tale via parte dalla zona “Villa del fuoco” e nell’estendersi arriva quasi a costeggiare Rancitelli e San Donato, due quartieri tra i più critici di Pescara.

Fino a quel momento non credevo che in una città di mare ci fossero delle zone “off-limits”.

Certamente è un ragionamento stupido, me ne rendo conto. Tuttavia, all’epoca, pensavo fosse più facile trovare determinati quartieri in città grandi come Torino.

Mi è salita un po’ di ansia mentre insieme a D. stavo svolgendo il servizio.

Per fortuna D., con tutta la sua pacatezza e con il suo solito tono rassicurante, è riuscito a tranquillizzarmi.

C’è un cielo azzurro che a Torino non si vede spesso e un sole che scalda ancora parecchio.

Eravamo già da un po’ di tempo in questa via a lavorare.

In Via Salara Vecchia si potevano scorgere casa trasandate (almeno da fuori), abitazioni abbandonate e ville immense.

Non è la trama di “Suburra” o “Gomorra”. Semplicemente, in diversi punti di quella via, ci abitano gli zingari.

Non quelli che vivono nelle roulotte o in catapecchie, ma quelli con i soldi. Quelli che se avessero voluto avrebbero comprato anche noi due.

Non so se ho reso l’idea.

Donne Rom affacciate alle finestre, bambini urlanti nei cortili delle case e macchine che facevano avanti e indietro per la via.

Si percepisce che in quella zona ci sono dei “giri strani” ed effettivamente, vedere in continuazione persone che entrano e dopo poco escono da varie abitazioni, vi fa intendere di che “giro” sto parlando.

Non vedo l’ora che finisca il servizio anche se, devo ammettere, che tutto questo movimento mi diverte.

Mentre stavamo ultimando le ultime cose ci passò a fianco una macchina, una seicento di colore blu, con dentro cinque sinti che ci guardarono in un modo piuttosto minaccioso.

Forse perché non ci avevano mai visto prima o forse, perché pensavano che potevamo dare fastidio al loro “giro”.

Fu in quel momento che decidemmo di sbrigarci a finire il tutto e di andare via e così, accendemmo la Smart e sfrecciamo via.

Il fatto che in una città così apparentemente tranquilla ci possono essere delle zone poco raccomandabili mi ha spiazzato.

Sono “sceso” da Torino a Pescara senza gli stupidi pregiudizi che ancora tante, troppe persone del nord hanno nei confronti del sud.

Tuttavia, la situazione che si è creata oggi, mi ha fatto capire che vivere in un paese di mare non è tanto diverso dal vivere in una qualsiasi altra città.

A parte il mare, appunto, è tutto pressoché uguale al resto d’Italia. O no?

Con questa dubbio termina il racconto del “torinese fuori sede”.

Questa rubrica riprenderà nel nuovo anno con ancora tante emozioni, sensazioni e avventure da raccontare.

#StaywithPaciok

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