Il-torinese-fuori-sede-ritorno-a-Torino-da-Pescara-Diario-Racconto
DIARIO DI UN TORINESE FUORI SEDE

Il torinese fuori sede e il ritorno a Torino (Puntata 7)

Il torinese fuori sede e il ritorno a Torino, seppur momentaneo, per festeggiare il compleanno del mio migliore amico.

Era l’alba di venerdì dodici settembre duemilaquattordici ed io e D. stavamo per partire dall’aeroporto d’Abruzzo per andare a Bergamo, prendere il pullman per Milano e poi prendere il treno per Torino.
Si, è vero, effettivamente sembra un giro immenso e uno sbattimento pazzesco.
In realtà è così. Ma, in questo modo, ci mettiamo solo tre ore e un po’ per fare la tratta Pescara – Torino.
Con il treno, invece, ci avremmo impiegato circa sei ore.

Dopo essere decollati e aver visto Pescara farsi sempre più piccola, ma bella da togliere il fiato con il sole che stava nascendo, siamo arrivati a Torino.
Da quel momento iniziò una specie di incubo.
Io e D. ci separammo, dovevamo far finta di non conoscerci almeno fino a quando non saremmo stati con i miei amici che sapevano tutto (quasi tutti).
Io sono andato a casa dei miei genitori che non solo non avevano ancora metabolizzato la mia partenza, ma accettavano ancor meno la mia omosessualità.
D., invece, andò in completa solitudine in un modesto albergo di Druento a una manciata di metri da casa mia.

Il torinese fuori sede e il ritorno a torino: Da quel momento iniziai a denigrare la mia città.

Il-torinse-fuori-sede-festa-compleanno-Azhar-Cacao-a-Torino-racconto-diario

Il torinese fuori sede (io) e il ritorno a Torino che non andò nei migliori dei modi.
Nonostante si trattò solo di qualche giorno, iniziai a vedere la città per la quale ero follemente innamorato fino a poco prima, con degli occhi diversi.
Si, è bella, bellissima. Maestosa, elegante, storica…ma iniziai a sentire che le mancava qualcosa.
Iniziai a capire che non c’è differenza nel vivere a Torino (nord) o a Pescara (centro-sud).
Iniziai a capire che alla fine esiste solo ciò che ti senti realmente tuo e quello che ti fa stare bene.
E il capoluogo piemontese, in questo momento, per me, non voleva dire nulla di tutto ciò.

Lo stesso venerdì, la sera, ci vedemmo di nuovo io e D. insieme al mio migliore amico A., alla mia migliore amica S. e a tanti altri tra cui D., A e chi più ne ha più ne metta.
Ma è la sera dopo, durante la festa per il ventisettesimo compleanno di A., che D. entrò pienamente nel mio mondo.
Faceva ancora caldo a Torino e per questo la festa di compleanno si è tenuta in due locali all’aperto.
Ci divertimmo, ridemmo, ballammo, scherzammo. Insomma…finalmente avevo smesso di pensare quelle cose brutte sulla mia città.
Una volta passata la nottata e finita la festa, però, ripiombai nel buio.
E ripresi a non apprezzare più tutto quello che di bello aveva e ha Torino e tutto quello che sapeva e sa offrire la città più esoterica d’Italia.

Ripartimmo per Pescara con la stessa sequenza dell’andata, ma invertita.
Non vedevo l’ora di ritornarci, di continuare a vivere il mio percorso che sembrava un sogno.
Perché mi sarei dovuto svegliare se quello che volevo era quello che stavo vivendo in quel preciso momento?
Per questo iniziai a raccontare a D. e alle persone che da lì in poi incontrai, una Torino sbagliata (e solo in parte vera), ma che, solo con il senno di poi, mi resi conto che stavo denigrando inutilmente e gratuitamente la mia città, la mia casa che in realtà non mi avevano fatto niente…anzi!


#StaywithPaciok

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.